Ad inizio ottobre si è svolto al’Università di Parma un incontro sul progetto RFID (radio frequency identification) di test che stanno svolgendo al retail outlet di Fidenza. In particolare coinvolge il negozio di Elena Miro ed il magazzino di rifornimento Mirglio Fashion a Cuneo. Il test che è iniziato a giugno è stato prolungato fino a dicembre, inizialmente previsto da fermarsi a settembre. Alcuni dati rilevati del test: 12690 capi di cui 58% appesi e 42 steso di cui 11346 articoli venduti. Ritenuto possibile fare un inventario accurato in 30 minuti o rapido entro 7 minuti.
Dai dati mostrati sembra che siano i motivi per continuare. In particolare sono interessante i tempi e la frequenza dell’inventario. Nel primo caso calano diminuendo i costi, mentre per il secondo aumentano migliorando la qualità del dato. Oltre questi guadagni di efficienza il pilota ha rilevato un maggiore fatturazione del pdv grazie ad una aumentata velocità nel “replenishment” dei prodotti mancanti.
Inevitabilmente la ricchezza dei dati aumenta. In particolare sembrano interessanti i dati di prova. Il pdv può monitorare le prove per modello, durata ed eventuale conferma di acquisto, semplicemente taggando la camera prova. Significativo il dato di replenishment per quanto ha influito sulla vendita ove dei 158 capi riforniti 140 erano venduti entro 10 giorni.
La discussione che ha inseguito la presentazione è stato abbastanza vivace, non è chiaro perché si torna sempre sull’argomento del privacy. Mi sembra più un modo di resistere alla tecnologia in se, che un dibattito utile sul RFID. Basta visitare il future store di Metro all’insegna Real per vedere una soluzione efficace e pubblico. Il cliente all’uscita del centro commerciale può “staccare” l’etichetta passando l’acquisto sopra un specie di scanner. Non vi dico che un metodo praticabile a grande scala, ma comunica che l’insegna non è interessato a seguire l’etichetta oltre le confine del CC.
Altro dibattito interessante era sull’arredo “basterebbe scaffalatura non in metallo” era una affermazione. Certo in ambito test può essere una soluzione, ma forse rappresenta, come per la privacy, che il mercato non è ancora matura per applicare RFID in massa. Di una cosa possiamo essere sicuri l’Università di Parma ha dimostrato un ottima padronanza dell’argomento sia tecnico che commerciale. Siamo fortunati ad avere un test di questo scala e qualità in Italia.
Nessun commento:
Posta un commento